Perché è paradossale aprire un blog (ecologicamente parlando)

Si scrive troppo. Lo dicono i critici, lo dicono i clienti di una libreria persi tra gli scaffali, lo dicono le case editrici, lo dicono i cybernauti quando davanti a milioni di risultati presentati da google non trovano quello che cercano, solo tante cose simili ma inutili. Ecologicamente parlando, il 99.9 % di tutto quello che si scrive è spazzatura, meno utile di una lista della spesa.

In particolare i blog, diari on line. Da un certo punto di vista è un ossimoro, diario online, in rete. Dove sono finiti i nascondigli sotto i letti, sopra gli armadi, i lucchetti?

Un p0′ di dati: si vocifera che nel mondo ci siano circa 133 milioni di blog, metà dei quali negli Usa, % in Europa. Si stima che un buon 75% dei blogger sia laureato; gli argomenti più trattati sono i fatti personali, seguiti da tecnologia, politica, news.  Il Il 5% dei blogger pubblica meno di un post al mese, il 3% un post al mese, il 15% un post ogni qualche settimana, il 23% un post la settimana, il 27% 3-4 post la settimana, il 20% 1-2 post al giorno, il 7% più di tre post al giorno.

Lo stesso discorso ovviamente vale un po’ per tutte le risorse online, siti personali compresi. E come si difende la rete da questo proliferare di scritture? Google si è dato da fare recentemente con Google Panda, un nuovo sistema di algoritmi che sembra in grado di mettere in ombra la montagna di contenuti spazzatura. Sembra che funzioni.

Tornando a noi, ho aperto il post affermando che i blog sono troppi, e lo penso seriamente, in un’ottica orientata all’utile. Troppi per riuscire a farsi notare, troppi per cercare quello veramente interessante, troppo per essere presi con serietà in quei paesi in cui non sono nati già carichi di credibilità (come nel nostro). Ma di fatto campiamo con i paradossi:  Spendiamo di più, ma abbiamo di meno; compriamo di più, ma gustiamo di meno. Abbiamo case più grandi ma famiglie piccole, più comodità, ma meno tempo. Questo è solo uno in più.

Però, pensandoci un po’.. forse il blog ha recuperato la sua natura “diariesca”.. poiché 133 milioni di blog nella nostra testa si avvicinano ad essere un’infinità, tanto vale pensare che il tuo blog non arriverà da nessuna parte, non verrà letto da nessuno. Proprio come un  buon diario.

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Il Paradosso di una rete fatta dagli utenti e della sua pubblicità

Internet decollò quando alcune compagnie ebbero l’idea di aggiungere la parola “Gratis”. Connessioni gratis, contenuti gratis, etc. In molti pensano tuttora alla rete come ad un sistema che si regge da solo, magicamente, senza guadagni. I molti motti e nomignoli legati alla rete in questione non fanno che girare intorno a questo concetto: anche il termine “user generated content” in fondo suggerisce un mondo gratutito. Ovviamente basta guardarsi intorno per capire che non è per niente così: c’è chi chiede delle donazioni volontarie, chi mette qualche banner sulle sue pagine, chi fa uso di fastidosissimi pop up, chi vende merchandising (magliette, tazze, mouse-pad)… ma queste sono solo soluzioni temporanee finché non si trovano strumenti più solidi che possano garantire l’autosufficienza economica; premesso, ovviamente, che i vari siti abbiano qualcosa da offrire. Ma non sembra paradossale il fatto che più il web viene generato riempito e modificato da semplici utenti, più cresca la pubblicità sullo sfondo? eppure è proprio così. In un mondo dove ormai la maggior parte degli utenti mettono del proprio (wiki, social network, blog, siti personali, ..) le pubblicità escono da ogni orefizio, con una continua battaglia tra i pop up e i meccanismi per bloccarli.

Riporto un articolo da Freeonline dove si elencano i dati relativi alla pubblcità su Internet nel 2010:

“Dai dati Nielsen emerge che nel primo semestre del 2010 gli investimenti pubblicitari sulla rete Internet sono cresciuti del +14,6% ed il numero delle aziende che hanno scelto questo mezzo sono state 2.315, su un totale di 14.776 aziende inserzioniste rilevate.

I dati della pubblicità su Internet 2010<!– –> In altre parole, il 15,6% delle aziende spender ha utilizzato la piattaforma digitale per diffondere i propri messaggi pubblicitari con un aumento del +24% rispetto allo stesso periodo del 2009. Ancora più interessante è notare che sempre nei primi sei mesi del 2010 le aziende che hanno investito solamente nel mezzo Internet sono state 1.000 (il 6.7% del totale) con un aumento del +42% rispetto al 2009. Sebbene i dati siano positivi per tutti i mezzi pubblicitari, Internet presenta l’incremento maggiore su base annua in quanto a investimenti pubblicitari. Questa crescente fiducia da parte delle aziende nelle opportunità promozionali offerte dal web, può essere incentivata anche dalla crescente diffusione dell’uso della rete. Facendo riferimento sempre ai primi sei mesi del 2010, il numero delle pagine consultate e il tempo di connessione sembrano essere leggermente diminuiti, ma l’utenza Internet è aumentata del +13%. I dati sono relativi all’uso della rete sia domestica che da ufficio e vedono ai primi posti fra le categorie di siti consultati i motori di ricerca (+13%), i portali (+13%), e le community (+15%), coinvolgendo rispettivamente l’87%, l’81% ed il 75,9% della totalità degli utenti che fanno uso abituale di Internet (25,4 milioni stimati a giugno 2010). Segno positivo anche per la consultazione delle e-mail che con il +7% su base annua, registra una quota di 14.9 milioni di utenti , pari al 58,6% del totale. Le percentuali sull’uso della rete sono quindi incoraggianti per le aziende che vogliono usare Internet come mezzo per veicolare i propri messaggi promozionali, dal momento che i mezzi più utilizzati sono la pubblicazione di link sponsorizzati e l’invio diretto di mail. Lo strumento dei link sponsorizzati trae enorme vantaggio dal diffuso e stabile utilizzo dei motori di ricerca che consentono di trovare una rapida e specifica corrispondenza tra i messaggi pubblicitari e le ricerche dell’utente. Incoraggiante è anche l’uso dell’Email Marketing che registra un incremento del +4,5% su base annua, cercando di accompagnarsi ad un bacino di utenza che utilizza regolarmente la posta elettronica in progressiva crescita”

Insomma, più Internet dilaga e diviene indispensabile, più attira su di sé interessi di lucro ed investimenti. Del resto non poteva restare (se mai lo è stato) un luogo magico dove tutto è gratis e senza fini economici. Questo non significa dire addio alle comunità; significa che un salto di qualità va fatto, perché pagare non significa sminuire il valore di Internet, al contrario: paghiamo e accediamo a Internet più velocemente, paghiamo e abbiamo una casella di posta più grande, paghiamo e non riceviamo spam e virus. Atteggiamenti come “Quel sito si è venduto, ha messo un banner!” è stupido e dogmatico quanto “Io non pago su Internet, Internet deve rimanere libero!” Perché libero non equivale a gratuito.

Paradosso a Kabul: l’inquinamento uccide più della guerra

Parlando dell’Afghanistan un fatto del genere ha dell’incredibile, eppure è quello che sta succedendo nella sua capitale. I motivi sono piuttosto evidenti, primo fra tutti la sovrapopolazione: questa città dovrebbe contenere non più di un milione di abitanti, ma oggi ne accoglie 5 volte tanti. Le conseguenze sono palesi: le strade sono perennemente congestionate, e non da automobili ibride , bensì da auto che difficilmente accedono alle nostre tanto amate categorie euro 1 etc.. A questo bisogna sommare i roghi di spazzatura sparsi nei dintorni della città, che molto spesso vediamo nelle fotografie che ci arrivano insieme ai bollettini di guerra.

Ma spariamo un po’ di dati per capire le dimensioni del doppio disastro: secondo i dati raccolti dalle Nazioni Unite, in Afghanistan nel 2010 sono morti 2777 civili a causa della guerra. L’inquinamento atmosferico riesce paradossalmente ( e tragicamente ) a fare di peggio: secondo la National Environmental Protection Agency, lo smog della capitale afghana uccide 3 mila di persone ogni anno. Un Killer silenzioso lo definiscono, ancor più subdolo della guerra, se possibile.

Sarebbe necessario correre ai ripari, limitare la circolazione dei veicoli più datati e favorire carburanti meno dannosi. Ma gestire queste emergenze è difficile nei paesi dell’Occidente, figuriamoci in un paese attanagliato da una guerra trentennale.

Il paradosso di Santoro e la beffa per B.

Se nelle prossime 24 ore non ci saranno sorprese o dietro front strategici, domani sera su RaiDue vedremo l’ultima puntata di Annozero su una tv pubblica. Eh sì, sembra proprio che Santoro sia deciso a passare a La7, dopo aver tentennato tanto. Santoro o lo si ama o lo si odia, ma in maniera particolare: non è che se lo odi oggi inevitabilmente lo odierai anche domani, no, troppo semplice. Va a momenti, dipende dalla serata. Certe volte vorrei sputare sullo schermo della televisione, certe volte vorrei applaudire. Insomma è uno dei pochi personaggi televisivi che provoca schizofrenia agli spettatori.

Il dato interessante, intrigante e soprattutto paradossale è però un altro, un dato economico.. politico. Tanto più o meno al giorno d’oggi sono la stessa cosa. Ieri il titolo di Telecom Italia Media ha avuto un balzo del 17,5%, notizia riportata da Repubblica. E’ un dato che fa pensare, perché Telecom è l’editrice di La7, che vola grazie al salvifico effetto Santoro, a dispetto della tv pubblica. Risalendo le scale delle varie aziende, la faccenda si fa oscura: Telecom è proprietà di Banca Intesa, Mediobanca e Generali, le quali sono editori del Corriere della Sera. Lasciamo perdere la partecipazione della Telefonica spagnola in Telecom per non fare troppo fumo. Ricordando che sia MedioBanca che Generali sono di Berlusconi (anche se lui non se ne occupa, continua a ribadire), passiamo al vero paradosso: entro la fine di quest’anno molto probabilmente Carlo De Benedetti, acerrimo nemico del Cavaliere, diventerà l’azionista di maggioranza di La7, pagando circa 300 milioni per questa operazione…non solo, ci si butta di mezzo anche un destino ironico: l’ammontare del risarcimento Mondadori, che dovrebbe arrivare per via giudiziaria dalla Fininvest, è di circa 500 milioni di euro.

In poche parole con i soldi di Berlusconi la tv pubblica si sta svuotando (si vocifera di un prossimo passaggio di Fazio a la7) a favore di un terzo (o quarto) polo.

Dunque il paradosso si può riassumere così, citando Ferrara, cosa che non mi sarei mai aspettato di fare:

“Certo, quello era un bel paradosso, si faceva notare in questa sede, giorni fa: un manipolo di antiberlusconiani talentuosi che si ritrovano a lavorare per una tv di un gruppo editoriale antiberlusconiano comprata con i soldi di Berlusconi.”

 

Perché è paradossale inseguire il nucleare

   Ci sono migliaia di buoni motivi per affermare che il nucleare  non è, oggi, una strada da seguire. Ormai abbiamo capito tutti che i personaggi italiani che si stanno sbattendo per portare il nucleare in Italia sono  principalmente di due tipi: ci sono quelli che hanno interessi economici  personali e quelli che sono male informati e quindi li ascoltano e li seguono.  Si dovrebbero aggiungere altre tipologie di cittadino, riassumibili nei termini di “menefreghisti” e “speranzosi” (insomma, se non ci sono errori, terremoti, o bombardamenti, ci va alla grande). Per la maggior parte di queste persone non c’è niente da fare, potete sbattergli sul muso mille buoni motivi per farli andare a votare “Sì” al referendum, loro non ci andranno, probabilmente nemmeno per dire “no”.

Per i male informati, ecco le ragioni per cui volere il nucleare oggi è un paradosso che può avere gravi conseguenze, essendo un assurdo economico, tecnologico e ambientale (rielaboro argomentazioni prelevate da ofiucus, vivere a orecchio, agoravox):

1.  Nel raggio di 5 km dalla centrale il rischio per i bambini di contrarre la leucemia è più elevato: 77 vs 48 casi medi

2.  20 centrali, ossia una per regione, coprirebbero il 30% del nostro fabbisogno

3.  L’estrazione dell’uranio è causa di guerre in Africa;

4.  Una centrale di III generazione ha un costo di 3 miliardi di euro, senza contare: costi uranio in continuo aumento, trasporto, eventuale arricchimento, costi stoccaggio scorie;

5. . Utilizzo di miliardi di mc di H2O per raffreddare le centrali, l’evaporazione di acqua comporta aumento dell’effetto serra. Devastazioni ambientali per estrarre uranio;

6. Le centrali nucleari impiegano fino a 1.000.000 anni per perdere radioattività. Ad oggi non esiste soluzione sicura per il loro mantenimento;

7. L’uranio non è una fonte rinnovabile;

8. Rischio accettabile significa che c’è un rischio. Significa che è ritenuto accettabile un certo numero di morti sul campione totale di persone a causa del nucleare. Non esiste assicurazione al mondo che abbia mai assicurato una centrale. In caso di terremoto o attacchi terroristici i danni sarebbero irreparabili;

9. Con il decreto dell’8 aprile 2008 allegato 17 sono coperti da segreto di Stato “Gli impianti civili per produzione di energia”. Potremo conoscere la progettazione? I sistemi di protezione? I costi? I criteri di scelta?;

10. Nel 2007 l’eolico ha battuto il nucleare. Sono stati installati 20 mila megawatt di eolico contro 1,9 mila megawatt di energia prodotta dall’atomo.

11. L’uranio ha già superato il picco e che si avvia verso una progressiva rarefazione ben prima del petrolio (cosa che sta avvendo in questi anni) rende la scelta nucleare un assurdo economico (fonte IAEA);

12. Non è possibile stimare con certezza i costi derivati dallo smantellamento dei grandi impianti nucleari

13. Non è possibile individuare (se non a costi assurdi, come nel caso dell’unico impianto europeo realizzato in Francia) siti idonei per lo stoccaggio delle scorie;

14. Il combustibile uranio è onerosissimo dal punto di vista ambientale;

15. Oggi sappiamo solo come accendere una centrale nucleare, ma non la sappiamo ancora spegnere, soprattutto in condizioni di emergenza, e questo fatto da solo basterebbe a compromettere l’uso dell’uranio;

16. Il processo nucleare è quello che comporta il peggior rendimento energetico tra tutti i possibili metodi di conversione energetica da combustibile fossile, visto che solo lo 0,25% dell’energia introdotta nel sistema in forma di Uranio viene convertita in energia disponibile, mentre l’altro 99,75% viene dissipato in varie forme;

17. Il mito dell’auto-fertilizzazione dei reattori è assolutamente falso, visto che due soli reattori di questo tipo sono in servizio (Phenix e Super-Phenix in Francia) e che la tecnologia è stata abbandonata in quanto assolutamente diseconomica;

18. L’Uranio non è estraibile dal mare se non a costi pazzeschi (porterebbero ad un prezzo di mercato da 50 a 100 volte quello attuale)  mentre l’uranio minerale è in esaurimento (solo un idiota investirebbe oggi su una fonte energetica che dopodomani sarebbe esaurita, a meno che non vi siano altre ragioni incofessabili di tipo trigonometrico);

19. Il costo ambientale in termini di distruzione di ambientale e del pianeta è superiore a qualsiasi altra estrazione di combustibile dal pianeta, e ripristinare l’ambiente nella zona estrattiva avrebbe un costo energetico pari circa 7,6 volte il valore energetico dell’uranio estratto;

20. Il mercato mondiale dell’uranio è controllato da un solo soggetto che ne gestisce anche il derivato quotato alla borsa di New York (peraltro con un terribile conflitto di interessi), mettendoci in balìa di uno dei peggiori monopolii mondiali

21.Entro il 2020 le fonti rinnovabili, insieme a misure di efficienza energetica, sono in grado di produrre quasi 150 miliardi di kilowattora, circa tre volte l’obiettivo di Enel sul nucleare

22.La Francia, leader del nucleare che ci vende la tecnologia per le centrali, ha consumi pro-capite di petrolio superiori a quelli italiani.

L’Europa sta imboccando la strada verso l’energia pulita (la Germania dismetterà le centrali entro il 2023,  pressapoco quando noi dovremmo accendere le nostre). Il nucleare, le sue scorie, le sue spese, la sua pochezza energetica.. insomma, è un assurdo, un paradosso, sotto tutti punti di vista. Svegliamoci.

Il paradosso della terza camera

La terza camera: così talvolta viene rinominato il programma  di Bruno Vespa, Porta a Porta. Insomma, un soprannome importante per un programma televisivo, se lo si prende seriamente; se invece lo si pronuncia con un sorrisetto beffardo e strafottente, è tutta un’altra cosa. Fortunatamente prevale il secondo uso del termine, che però, per quanto sarcastico, ricorda sempre l’importanza di quel salotto televisivo.

Ma, leggendo un  qua e là nel web sembra che i talk come Ballarò, Annozero e lo stesso Porta a Porta stiano pian piano perdendo terreno sul palcoscenico mediatico della politica italiana. Non sto parlando di audience, ma solo di “importanza”, nel senso più largo del termine.  Per adesso sono solo avvisaglie, ma il cedimento forse è prossimo.

Dunque: uno spettatore si pianta davanti alla tv il martedì sera e si sintonizza su Ballarò. Perché lo fa? Per sentire Crozza soprattutto, e sì, ne vale la pena. Poi, in secondo luogo, per tenersi informato, per sentire cosa hanno da dire quella manciata di politici presenti in studio: la Bindi o Bersani, una cravatta verde o un leccapiedi di B più un esterno qualsiasi tra i partiti “minori”. Questo di solito lo schema fisso, e funziona piuttosto bene, da anni.

Ma se lo spettatore cominciasse a stufarsi degli artifici e dei meccanismi nascosti (mai troppo) dietro a questi programmi? Se volesse cioè sentire ciò che tutti hanno da dire, non solo i soliti noti, e senza mediatori/conduttori nel mezzo?

Beh, lo spettatore in questo caso si dovrebbe rivolgere ad Internet. E questo sta già accadendo. Uno caso tra molti: alcuni cittadini hanno notato la quasi totale assenza di un loro beniamino – Roberto Formigoni – a Porta a Porta. Il presidente della Regione Lombardia sarebbe stato ospite di Vespa solo una volta in 5 anni; di contro, il presidente della Regione Piemonte, ha raggiunto ben 9 presenze in un anno.

“Mi è arrivato questo messaggio” (su facebook, ndr), esordisce Formigoni, “Caro Roberto, lo scorso 31 maggio Bruno Vespa ha giustificato il fatto di averti invitato a Porta a porta una sola volta in 5 anni affermando che nella sua trasmissione privilegia personalità politiche nazionali piuttosto che presidenti di Regione. 

Il presidente della Regione Lombardia risponde: “Cara Marina, hai ragione tu: 9 volte in un anno a Cota, una volta in 5 anni Formigoni. In realtà, a tutti era suonata come incredibile la giustificazione addotta da Vespa e tu lo hai dimostrato inoppugnabilmente. Ora è Bruno Vespa che deve rispondere. Un mostro sacro della tv com’è lui, un grande maestro, ha il dovere della trasparenza. Spieghi dunque: c’è qualcuno che sceglie per lui o che gli impone dei vincoli? Non sente il direttore della ‘terza Camera’ l’esigenza di garantire un equilibrio tra gli invitati della trasmissione? Ora una risposta è doverosa ed è dovuta non solo a noi, ma a tutti gli abbonati alla Rai tv che pagano il canone per avere trasmissioni equilibrate anche negli inviti e non per assistere silenziosi a esclusioni o a censure del tutto immotivate. Roberto”. (Repubblica.it)

Paradossalmente, pochi giorni dopo le sanzioni Agcom per la continua presenza del premier sulle reti Rai, un suo alleato – un po’ sciacallo, ma la nave sta affondando – si lamenta per il problema opposto.

E, ancora più paradossale, da dove nasce la polemica contro la “terza camera” della televisione pubblica? Da Facebook.

Forestali siciliani: un agente, sessanta ufficiali

Sembra impossibile, ma tant’è: in Sicilia il corpo forestale conta ben 841 graduati tra ufficiali e sottufficiali, commissari e ispettori. Cosa c’è di paradossale? C’è che tutto il corpo forestale dello Stato conta solamente 428 ufficiali, circa la metà dei colleghi siculi. E quei 814 ufficiali siciliani sulla carta dovrebbero coordinare un manipolo di soli 14 agenti. Insomma,  per ogni “soldato semplice” l’isola può contare circa 60 stellette. In 60 comandano e uno esegue.. un po’ eccessivo.  

” Il paradosso però adesso è sotto gli occhi di tutti. Nel dettaglio il direttore Tolomeo guida un comando nel quale ci sono 148 commissari che guadagnano circa 2.400 euro netti al mese (in organico dovrebbero essere solo 80), 693 ispettori con stipendio da 2.100 euro al mese (in organico dovrebbero essere 200) e solo 14 tra sovrintendenti e agenti con stipendio da 1.400 euro. ” (Repubblica)

I forestali in questione si lamentano della situazione anomala che costringerebbe gli ufficiali anziani a svolgere funzioni “degradanti”.  Ma il vero problema, secondo alcuni impiegati, non sarebbe la sproporzione numerica tra comandanti ed esecutori, ma l’esiguità del corpo: si pensa che 848 unità, tra impiegati e ufficiali, siano troppo poche. Strano: il Veneto conta 425 berretti verdi, il Friuli 298. Mah.

Trova i paradossi!

Oggi sulle pagine del quotidiano Alto Adige sono state pubblicate le parole di Oskar Peterlini, senatore della repubblica italiana del SVP (Südtiroler Volkspartei), a proposito della cocente sconfitta elettorale incassata dal centrodestra.  Riporto uno stralcio del discorso, dove ci sono ben due falle:

“In Italia finalmente si nota una svolta politica. Non dovremmo fare niente per sostenere questo governo in Parlamento, nemmeno indirettamente. Non solo gli italiani, ma anche i cittadini dell’Alto Adige si augurano le dimissioni di Berlusconi”

………………………………..

Da notare che:

* Il 14 dicembre scorso la SVP si è astenuta in occasione del decisivo voto di fiducia al Governo Berlusconi, giustificandosi  richiamando gli esempi di collaborazioni con il governo quali l’introduzione della segnaletica montana bilingue. In realtà l’astensione è stata comprata dall’esecutivo promettendo la suddivisione del Parco Nazionale dello Stelvio tra enti regionali anziché a livello statale (promessa mantenuta e approvata dal governo il 22 dicembre, 8 giorni dopo la fatidica astensione).

** Da notare che i sud tirolesi, fino a prova contraria, sono italiani, .

Il paradosso della politica italiana online

 

Ci è stato fatto notare come la stragrande maggioranza dei politici europei non sappia o non voglia sfruttare le potenzialità democratiche della rete. Cito per chiarezza un passo tratto dal blog di un collega che ha stenografato il discorso in questione:

“Abbiamo visto quindi 2 siti di centrodestra e 2 di centrosinistra, e in tutti non c’è altra possibilità di interagire che inviare una mail senza sapere chi (e se ) concretamente la leggerà. Nessuno spazio ai giovani o a chi si avvicina per la prima volta al voto. Un paradosso in un Paese in cui in tv non si parla altro che di politica.
L’amarezza e il paradosso crescono se si vanno a guardare i siti dei leader politici che appaiono abbandonati in rete. Cercando Fini su Google, troviamo che ha ancora il suo spazio sul sito di Alleanza Nazionale, un partito che non esiste più: è evidente come ciò possa generare confusione. Sul sito invece di FLI,  l’attuale partito del Presidente della Camera, appaiono immagini anche di Berlusconi: si dà quindi incredibilmente spazio ad un avversario politico. Fini ha scelto di non avere un proprio sito se non nello spazio dedicatogli in quello della Camera. Cercando di entrare sul sito di Berlusconi, si viene indirizzati a www.forzasilvio.it , al quale è impossibile accedere senza registrarsi.  Bersani non ha un sito personale ma sceglie di inserirsi all’intero del sito del PD, non esponendosi in prima persona ma restando protetto dal partito (una scelta comune a molti leader politici); non c’è addirittura possibilità di iscriversi a nessuna community: un’assurda lontananza dall’idea di partecipazione popolare. Bossi non ha un suo sito. Nichi Vendola si presenta invece su www.nichivendola.it, decidendo di ”metterci la faccia”. Sul sito appare chiara la volontà di proseguire l’azione  politica regionale su scala nazionale mantenendo gli stessi slogan; c’è una sezione blog aggiornata con frequenza ma non commentabile e una in cui si può contattare Vendola per appoggiarlo ma non per muovere critiche. Il sito di Veltroni non si occupa di politica ma rimanda alla pubblicità per il suo prossimo libro in uscita, un fatto grave per un uomo di politica.” ( rubato da L’Altroparlante)

Insomma, negli ultimi quindici anni ci si è riempiti la bocca di parole come e-democracy, democrazia del futuro, democrazia elettronica.. ma allo stato attuale, soprattutto in Italia, non c’è niente di più lontano dalla sua realizzazione. Come sperare che in un prossimo domani il Parlamento prima di legiferare passi sulla rete, se al giorno d’oggi l’intero mondo politico è chiuso in una stanza ermetica, servendosi della rete come se questa fosse una televisione privata?

Ma ancora peggio.. come facciamo a lamentarci del fatto che non possiamo interagire sui siti internet dei nostri politici, lagnandoci del fatto che non abbiamo la  possibilità di comunicare loro le nostri impressioni, quando la stessa istituzione del referendum, uno dei fondamenti della democrazia, è messa in dubbio di continuo?

I media raccontano tutto tranne il vero potere? Il paradosso della globalizzazione e il ruolo sconosciuto delle nuove èlites

Sarà questo il focus intorno al quale si discuterà questa sera all’Università della Svizzera Italiana. L’evento, organizzato dall’Osservatorio europeo di giornalismo dell’USI, cercherà di far luce intorno a queste questioni:

“I media aiutano davvero il pubblico a capire cosa ci sia dietro una notizia? Riescono a raccontare, senza cadere nel cospirazionismo, quali siano e come operino  i nuovi poteri nell’era deIla globalizzazione? O bisogna ritenere che la maggior parte dei giornalisti sia mainstream e gregaria, rassicurante ma poco incisiva?”

Sono domande che tutti noi ci siamo posti almeno una volta, più o meno consapevolmente . Il grosso del mondo dell’informazione è nelle mani del potere, questo l’abbiamo capito tutti quanti, e quindi è lo stesso potere che decide cosa lasciar trafelare e cosa no.  Ci sono degli spirali di luce, questo è indubbio, piccoli e grandi, filtrati poco o per niente. Ma esiste un’informazione davvero indipendente da tutto, neutra, mai tendenziosa? Probabilmente no, ed è questo il paradosso dell’informazione, che non riesce quasi mai ad essere sé stessa. In tanti si erano aggrappati a Wikileaks, ma..

Moderatore della serata sarà Marcello Foa, co-fondatore dell’Ossevatorio e direttore de Il Giornale.it.  Cosa ci fa un direttore di un giornale online ad una conferenza sulle élites “ombra”? Guardate il suo blog, dal quale rubo questo stralcio, e lo capirete.

 “In estrema sintesi leggo il fenomeno Wikileaks in questo modo: – all’inizio il fenomeno era genuino ovvero qualche funzionario scandalizzato dall’immoralità del proprio Paese passava il materiale ad Assange, il quale era mosso da una forte carica ideale. – Poi Wikileaks é diventata popolare e si é trasformata in una cassetta delle lettere globale, nella quale tutti potevano imbucare documentri segreti, con la garanzia dell’anonimato. I servizi segreti hanno capito rapidamente che potevano trasformare una potenziale minaccia in un fenomenale strumento di propaganda e di manipolazione. Ed é quel che, a mio giudizio, é avvenuto.

 Assange chiede a tutti trasparenza, ma il primo a non essere limpido é proprio lui. Chi é davvero? Come seleziona il materiale che riceve? Chi lo finanzia ovvero di cosa vive il signor Assange ? E chi finanzia una struttura complessa e costosa come Wikileaks? Chi lo salvò dalla bancarotta e perché?

Infine, quali sono i suoi rapporti con la stampa?”